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Area Marina Protetta Isole Pelagie
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Biology
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Le progressive invasioni di specie alloctone costituiscono attualmente una delle principali emergenze ambientali e sono considerate dalla comunità scientifica internazionale la seconda causa di perdita di biodiversità a scala globale. La flora e la fauna del pianeta si sono evolute nel corso di miliardi di anni e gli oceani, i mari, le catene montuose, i deserti e persino i grandi fiumi hanno creato barriere fisiche allo spostamento delle specie, contribuendo in maniera significativa alla grande biodiversità del pianeta e allo sviluppo delle comunità animali e vegetali considerate tipiche di particolari regioni o località. Tuttavia in seguito all'intervento umano sono cadute quelle barriere naturali che avevano circoscritto lo sviluppo di flora e fauna entro determinate regioni e le varie specie stanno arrivando, accidentalmente o intenzionalmente, in località distanti migliaia di chilometri dal loro habitat naturale originario. In molti casi le specie alloctone si adattano a stento al nuovo ambiente e si estinguono rapidamente, ma altre volte riescono a sopravvivere, riprodursi e insediarsi. In alcuni casi i nuovi arrivati si insediano talmente bene da non rappresentare più solo una curiosità dal punto di vista biologico ma una vera e propria minaccia, causando gravi danni non solo agli ecosistemi ma anche alle attività agricole e zootecniche, turbando l'ecologia locale con effetti sulla salute umana e serie conseguenze sul piano economico. Le specie alloctone ("aliene") che hanno un tale impatto negativo sono note come specie invasive.
Nell'Arcipelago delle Pelagie sono state segnalate alcune specie "aliene" quali Seriola carpenteri e Seriola rivoliana (due specie di carangidi), Siganus luridus (pesce coniglio), Percnon gibbesi (granchio atlantico) e Cephalopholis taeniops (cernia africana).
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La presenza della balena a Lampedusa |
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There is no translation available, please select a different language. Il passaggio delle Balenottere comuni nell'area dell'arcipelago delle Pelagie è un evento stagionale che si ripete annualmente.
Nel periodo che va da fine febbraio ad aprile a poca distanza dalla costa di Lampedusa e Linosa è facile avvistare individui in gruppi o solitari. Questo ampio range temporale dimostra che l'arcipelago formato da Lampedusa, Linosa e Lampione, è una importante area di alimentazione invernale per questa specie minacciata d'estinzione. La specie il cui nome scientifico è Balaenoptera physalus, è il più grande cetaceo presente nel Mediterraneo, un gigante di oltre 20 metri e 50 tonnellate di peso. Studi sulla distribuzione e sul numero di individui della balena comune stimano una popolazione di circa 3000 esemplari. Le attività di monitoraggio dell'Area Marina Protetta "Isole Pelagie" sulle specie sensibili in questo periodo dell'anno si concentrano su questa specie considerata in pericolo d'estinzione e per ciò protetta da leggi nazionali e convenzioni internazionali. Grazie anche al contributo dei pescatori locali l'amp riesce oggni anno a documentarne il passaggio.
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